SUPPLICA INDIRIZZATA AL SANTO SINODO DELLA CHIESA ORTODOSSA SERBA

Dell’Archimandrita Justin Popovic

 

L’Archimandrita Justin Popovic, di beata memoria, è noto per la sua santa vita e per essere stato un teologo di grande profondità al punto che alcuni lo hanno definito un autentico padre della Chiesa del XX secolo. In questo scritto egli espone alcune problematiche tipiche della Chiesa ortodossa: l’ecclesiologia patristica tradizionale, centrata attorno alla figura del vescovo, verrebbe oscurata dai tentativi egemonici da parte di qualche patriarca.

Lo stile non è sempre semplice e s’intuisce la sofferenza in chi lo ha scritto. È un’interessante testimonianza della coscienza ortodossa tradizionale di fronte alle tentazioni egemoniche e clericali che la attraversano.

 

A Sua Eminenza Monsignor JOVAN, Vescovo di Chabatz-Vallevo CHABATZ.

All’attenzione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba.

Recentemente si è tenuta a Chambésy, nei pressi di Ginevra, la “Prima Conferenza Preconciliare” (21-28/11/76). Ho letto ed esaminato gli Atti e le Decisioni di questa Conferenza pubblicati nell’edizione del “Segretariato per la preparazione del grande e santo Concilio della Chiesa Ortodossa” a Ginevra. Secondo la mia coscienza e nella mia qualità di membro della Chiesa Santa Ortodossa Ecumenica, essendo il più misero fra i suoi servi, sento l’insopprimibile necessità evangelica di indirizzare questa supplica a Sua Eminenza e, tramite la Sua mediazione, al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba, per annunciarvi le mie tristi osservazioni, le mie penose constatazioni e la mia preoccupazione sui preparativi in previsione di questo concilio. Prego Sua Eminenza ed i venerabili Padri del Santo Sinodo di ascoltarmi con zelo evangelico, e di considerare la preoccupazione che desta questo concilio in una coscienza ortodossa che oggi, grazie a Dio, non è né unica né isolata nell’ambito del mondo ortodosso.

Emerge dagli Atti e dalle Decisioni di questa “Prima Conferenza Preconciliare Ortodossa” – così nominata e tenuta, non so perché, a Ginevra, dove si trovano non più di alcune centinaia di fedeli ortodossi –, che questa ha preparato e definito un nuovo elenco di temi per il futuro “Grande Concilio” della Chiesa Ortodossa. Non si tratta più di ciò che avevamo nominato, le “Conferenze panortodosse” come quella di Rodi e quelle che l’hanno seguita; non si tratta neppure di un “pre-sinodo” di cui si era discusso fino a poco tempo fa, ma si tratta della “Prima Conferenza preconciliare” che avvia una fase che precede immediatamente la riunione di questo Concilio ecumenico. Inoltre, questa conferenza non ha più lavorato sulle basi dell’“elenco dei temi” definito dalla prima conferenza panortodossa di Rodi (1961) ed utilizzata fino al 1971, ma ha effettuato una “revisione” di quest’elenco ed ha deciso un nuovo “elenco dei temi” per il Concilio. Sembra tuttavia che neppure questo elenco sia definitivo, ma che sarà probabilmente modificato e completato. La conferenza ha anche rivisto la “metodologia” in vigore fino ad ora dell’elaborazione e dei preparativi definitivi dei temi per questo Concilio: ha accorciato tutto il “processus”, a motivo di una evidente premura di alcuni che desiderano tenere questo Concilio il più presto possibile. Poiché, secondo la dichiarazione espressa del Metropolita Meliton, che ha presieduto questa conferenza, il patriarcato di Costantinopoli e altri ancora sono pressati a “convocare” e tenere questo Concilio: questo Concilio deve essere di “breve durata”, si deve occupare soltanto di un “numero limitato di temi” e, inoltre, secondo le parole stesse di Meliton: “Il Concilio deve approfondire i problemi scottanti che impediscono il funzionamento regolare di tutta una rete di sistemi delle Chiese locali che dovrebbero funzionare come un’unica Chiesa ortodossa” (Atti, pagina 55). Questo ci incita a porre una domanda: cosa significa tutto ciò, perché questa premura e dove conduce?

La questione dei preparativi e della convocazione del nuovo “Concilio ecumenico” della Chiesa ortodossa non è né una questione nuova, né una questione recente nella storia della Chiesa di questo secolo. Tale questione è stata già posta all’epoca dell’infelice patriarca di Costantinopoli Meletios Metaxakis, un modernista vanitoso e un riformatore ben noto nonché autore di uno scisma in seno all’Ortodossia – in occasione presumibilmente del “Congresso pan-ortodosso” di Costantinopoli nel 1923. Era stato allora proposto che il Concilio si tenesse a Nizza nel 1925; ma Nizza non si trovava sul “territorio del patriarcato ecumenico” ed il Concilio non ha avuto luogo, probabilmente per questa ragione. Sembra che Costantinopoli si sia appropriata, in generale, di tutti i monopoli: la “Pan-ortodossia”, i “Congressi”, le “Conferenze”, i “Pro-sinodi” e i “Concili”. Più tardi, nel 1930, si è riunita al monastero di Vatopedi la “Commissione preparatoria delle Chiese ortodosse”. Essa ha definito un “elenco dei temi” del futuro pro-sinodo ortodosso che avrebbe dovuto arrivare successivamente alla convocazione del Concilio ecumenico. Dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo visto il patriarca di Costantinopoli Atenagora e le sue “Conferenze panortodosse” di Rodi (ancora una volta esclusivamente sul territorio del patriarcato di Costantinopoli). La prima di queste, nel 1961, ha esortato ai preparativi di un “Concilio panortodosso”, che doveva essere preceduto da un “prosinodo”, ed ha confermato l’“elenco dei temi” per il pro-sinodo, già conosciuto e preparato in anticipo da parte dei Costantinopolitani: otto grandi capitoli, circa quaranta temi principali e due volte tanto di paragrafi e sottoparagrafi. Dopo la seconda e la terza conferenza di Rodi (1963 e 1964) ha avuto luogo, nel 1966, la “Conferenza di Belgrado”. Era stata chiamata principalmente “Quarta Conferenza panortodossa” (Glasnik SPC – Bollettino della Chiesa Ortodossa Serba, n° 10,1966 – ed anche i documenti in greco sono stati pubblicati sotto questo nome). È stata in seguito degradata dal patriarcato di Costantinopoli a livello di “Commissione inter-ortodossa”, mentre la riunione seguente, tenuta sul “territorio di Constantinopoli” (nel “Centro ortodosso del patriarcato ecumenico” di Chambésy, Ginevra) nel 1968, è stata proclamata come la “Quarta conferenza pan ortodossa”. Nel corso di questa Quarta Conferenza, i suoi organizzatori, evidentemente impazienti, sono accorsi per accorciare la strada verso il Concilio, a causa dell’enorme elenco di Rodi (che era tuttavia una loro creazione e non qualcosa di estraneo); hanno estratto e tenuto in considerazione soltanto i “primi sei temi” ed hanno deciso una nuova “procedura” di lavoro. In questa occasione è stato creato un nuovo corpo, la “Commissione preparatoria inter-ortodossa”. Essa deve “coordinare” lo studio dei temi. È stato anche creato un segretariato per la preparazione del Concilio: infatti, è stato designato un vescovo di Costantinopoli, alla sede del Centro di Ginevra sopracitato, mentre le proposte di destinare altri membri ortodossi a questo “Segretariato” sono state respinte. Secondo il desiderio di Costantinopoli, questa “Commissione preparatoria” e questo “Segretariato” si sono riuniti nel mese di giugno del 1971 in questo stesso Centro di Ginevra. Nel corso di questa riunione sono state esaminate ed adattate le relazioni presentate su questi sei temi in questione, che in seguito sono stati pubblicati in molte lingue ed hanno avuto come oggetto – come tutto il lavoro effettuato prima per la preparazione del Concilio – una critica spietata dei teologi ortodossi. Le critiche di questi teologi ortodossi (fra le quali si trova anche la mia proposta indirizzata a suo tempo con la mediazione di Sua Eminenza e con il vostro sostegno, al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba, e sostenuta da molti teologi ortodossi, pubblicata in molti luoghi ed in più lingue nel mondo ortodosso) hanno probabilmente fatto sì che la decisione di questa “Commissione preparatoria” di Ginevra che riguarda la “Prima Conferenza preconciliare del 1972”, che avrebbe dovuto effettuare una “revisione” dell’elenco di Rodi, non sia stata realizzata entro i termini previsti, ma con un notevole ritardo. Ed ecco, questa “Prima Conferenza preconciliare” ha avuto luogo nel novembre del 1976, ancora una volta, questo va da sé, sul “territorio costantinopolitano” nel centro di Chambésy, nei pressi di Ginevra. Come appare dagli Atti e dalle Decisioni pubblicati recentemente, che ho studiato, questa Conferenza ha “revisionato” l’elenco di Rodi nel modo seguente: le delegazioni che partecipano attraverso le commissioni hanno preso in considerazione soltanto dieci temi per il Concilio (di cui tre soltanto dei sei temi originariamente scelti!), mentre circa trenta altri temi, proposti in modo diverso, sono stati indirizzati ad alcune Chiese per uno studio specifico, come “problematica della Chiesa Ortodossa” (in realtà completamente estranea all’Ortodossia), questi temi possono diventare successivamente oggetto di un “esame ortodosso” ed eventualmente essere introdotti nell’elenco. Come abbiamo detto, questa Conferenza ha modificato il “processus” e la metodologia dello studio dei temi e dei preparativi per il Concilio; gli organizzatori costantinopolitani ed alcuni altri – lo ripeto –, hanno insistito perché fosse convocato “il più presto possibile”. È ovvio per tutti gli Ortodossi che questa “Prima Conferenza preconciliare” non ha portato nulla di nuovo, né di essenziale, ma “induce” numerose anime e coscienze ortodosse nei labirinti sempre più intricati in cui le portano alcuni ambiziosi, i quali, sembra, preparino, dal 1923, il Concilio ecumenico al quale oggi si lavora con premura.

Tutta questa “problematica” attuale sui temi per il futuro Concilio, l’incertezza ed il cambiamento nelle loro scelte, le loro definizioni, la loro “categorizzazione” artificiale, una nuova modifica e una nuova “redazione” a più riprese – ciò per qualsiasi coscienza veramente ortodossa non indica che una sola cosa: cioè che al momento presente, non esiste nessun tema effettivo, né imperativo che richieda la convocazione e la riunione di un nuovo Concilio ecumenico della Chiesa Ortodossa. Se anche esiste un tema che meriti di essere oggetto della convocazione e della riunione di un Concilio ecumenico, gli organizzatori di tutte queste “conferenze” ed i redattori di questi “elenchi” recenti e meno recenti non ne sono assolutamente a conoscenza. Perché, se così non fosse, come spiegare che dalla riunione di Costantinopoli nel 1923, passando per la riunione di Rodi nel 1961 fino a quella di Ginevra nel 1976, le “tematiche” e le “problematiche” di questo futuro Concilio sono state costantemente modificate: si modifica il loro numero, l’ordine del giorno, il contenuto ed anche il criterio dell’“elenco dei temi” che devono essere oggetto di studio di un corpo ecclesiastico così importante e così eccezionale come furono e come devono essere tutti i santi Concili ecumenici della Chiesa Ortodossa? In realtà, tutto ciò mette in luce e dimostra non soltanto una semplice incostanza, ma anche una manifesta incapacità ed un’ignoranza dell’Ortodossia da parte di quelli che, attualmente, in una situazione tale e in questo modo, impongono il loro “Concilio” alle Chiese Ortodosse, la loro ignoranza e la loro incapacità di considerare e comprendere ciò che ha significato e ciò che significa sempre un Concilio ecumenico propriamente detto per la Chiesa Ortodossa e per la comunità dei suoi fedeli in Cristo. Poiché, se avessero considerato e compreso questo, saprebbero soprattutto che nella storia e nella vita della Chiesa Ortodossa, mai nessun Concilio – e soprattutto non un evento pentecostale e così eccezionale come è un Concilio ecumenico – ha ricercato artificialmente e inventato dei temi di studio e di riunioni; che non ha mai convocato così apertamente delle “conferenze”, dei congressi”, dei “pro-sinodi” e altre riunioni artificiali completamente estranee e sconosciute alla tradizione ecumenica dell’Ortodossia ed, in realtà, copiate dalle organizzazioni occidentali estranee alla Chiesa di Cristo.

La realtà storica è chiara: i santi Concili ispirati da Dio hanno sempre avuto per oggetto un solo o al massimo due o tre problemi di grande attualità, posti dalle grandi eresie e dagli scismi che deformavano la vera fede, laceravano la Chiesa e mettevano seriamente in pericolo la salvezza delle anime umane, la salvezza del popolo ortodosso di Dio e di tutta la Creazione Divina. Questo è il motivo per cui i Concili ecumenici hanno sempre avuto un carattere cristologico, soteriologico, ecclesiologico, il che significa che il loro tema centrale – il loro messaggio unico, evangelico, il loro messaggio supremo, è sempre stato: Gesù Cristo Dio incarnato e la nostra salvezza in Lui, la nostra deificazione attraverso Lui. Sì, sì, sì, Lui – il Figlio Unigenito di Dio, consustanziale al Padre, incarnato, Lui – tutto intero nel Corpo della Chiesa, Lui – il Capo Eterno del Corpo della Chiesa, per la salvezza e per la deificazione dell’uomo, Lui – tutto intero nella Chiesa per la grazia del Santo Spirito e della vera Fede in Lui, la Fede ortodossa. È questa la tematica veramente ortodossa, apostolica e patristica, la tematica immortale della Chiesa di Dio incarnata per tutti i tempi – passato, presente e futuro. Essa, essa sola può essere l’oggetto di un eventuale futuro concilio ecumenico della Chiesa Ortodossa, e non un “elenco di tesi” scolastico-protestanti, che non ha nessuna relazione essenziale con l’esperienza spirituale e la vita spirituale dell’Ortodossia apostolica attraverso i secoli, ma che costituisce una serie di deboli teorie umanistiche. La comunione eterna della Chiesa Ortodossa e di tutti i suoi Concili ecumenici consiste nella Persona Universale di Dio incarnato, il Signore Gesù Cristo. Ancora oggi, occorre presentarci dinanzi al cielo e la terra partendo da questo tema centrale, universale dell’Ortodossia e di questa realtà, di questo mistero e di questa verità unica del Dio incarnato, sulle quali riposa e vive la Chiesa Ortodossa di Cristo e tutti i suoi Concili ecumenici, e tutta la sua realtà storica – e non a partire dai temi scolastico-protestanti ed umanistici che presentano i “delegati” e le “delegazioni” ecclesiastiche di Costantinopoli e di Mosca che, in questo momento penoso e critico della storia, sono i “capi ed i rappresentanti” della Chiesa Ortodossa nel mondo.

Negli Atti dell’ultima “Conferenza preconciliare” di Ginevra, come in quelli delle precedenti riunioni simili, appare chiaramente che la “delegazione ecclesiastica” di Costantinopoli non si differenzia sostanzialmente da quella di Mosca, per quanto riguarda la problematica ed i temi che propongono rispettivamente per l’attività del futuro Concilio. Hanno gli stessi temi, quasi lo stesso linguaggio, la stessa mentalità, delle ambizioni simili. Ma, ciò non stupisce, poiché, infatti, chi è che “presentano”, qual è la Chiesa e qual è il popolo di Dio che rappresentano attualmente, l’una e l’altra? La gerarchia costantinopolitana, quasi in tutte queste riunioni “panortodosse” è composta soprattutto da metropoliti e vescovi titolari, cioè da pastori senza gregge e senza responsabilità pastorale effettiva davanti a Dio e dinanzi ai fedeli; chi rappresentano al futuro Concilio? Fra i rappresentanti ufficiali del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, non si trovano né i gerarchi delle città greche dove vive un gregge di fedeli ortodossi, né i gerarchi delle eparchie greche d’Europa e d’America, senza parlare degli altri vescovi ortodossi: Russi, Americani, Giapponesi, Africani, che guidano numerosi fedeli ortodossi e dei teologi ortodossi confermati. D’altra parte, l’attuale delegazione del patriarcato di Mosca rappresenta realmente la santa e grande Chiesa Russa martire e i suoi milioni di martiri e di credenti conosciuti da Dio solo? Secondo ciò che queste “delegazioni” dichiarano e sostengono appena escono dall’Unione Sovietica per presentarsi dinanzi al mondo, non sono i messaggeri e non esprimono la vera posizione della Chiesa Ortodossa Russa e dei suoi fedeli ortodossi, del suo gregge, poiché spesso queste “delegazioni” obbediscono a Cesare piuttosto che a Dio. Mentre l’Evangelo e i comandamenti ci insegnano: “Bisogna ubbidire a Dio più che agli uomini” (Atti degli Apostoli 5, 29).

D’altra parte, questa “rappresentazione” e questa “deputazione” delle Chiese Ortodosse alle riunioni panortodosse di Rodi e di Ginevra sono realmente giuste e conformi all’Ortodossia? Gli iniziatori costantinopolitani di questo principio di “rappresentazione” delle Chiese Ortodosse al Concilio – e coloro che accettano un tale principio di “rappresentazione” – un principio conforme alla loro teoria di “sistema dell’autocefalia e dell’autonomia” delle Chiese locali, hanno dimenticato che un tale principio è, infatti, contrario alla tradizione conciliare dell’Ortodossia. Questo principio di “rappresentazione” è stato purtroppo accettato dagli altri rappresentanti ortodossi – da alcuni in silenzio, da altri malgrado le vane proteste – hanno accettato una tale “rappresentazione”, dimenticando così che la Chiesa Ortodossa per sua natura e per la sua composizione dogmatica invariata è episcopale ed episcopo-centrica. Poiché il vescovo e l’insieme dei fedeli riuniti intorno a lui sono l’espressione e la manifestazione della Chiesa in quanto Corpo del Cristo, in particolare nella Divina Liturgia; la Chiesa è apostolica ed ecumenica attraverso i vescovi che sono a capo delle comunità ecclesiastiche vive – episcopati. Tuttavia, le altre forme di organizzazione ecclesiastica della Chiesa Ortodossa – forme create nel corso della storia, forme dunque provvisorie: la metropoli, l’arcivescovato, il patriarcato, la pentarchia, l’autocefalia, l’autonomia ed altre – nella misura in cui esistono e dove esistono – non hanno e non possono avere l’importanza ed il potere decisivo nel sistema conciliare della Chiesa Ortodossa. Inoltre, possono essere un impedimento al funzionamento regolare della comunità conciliare se rifiutano e respingono il carattere e la struttura episcopale della Chiesa e delle Chiese. Senza alcun dubbio, è proprio lì la principale differenza tra l’Ortodossia e l’ecclesiologia papale. Se è così, come potranno allora essere “rappresentate” con il principio delle “delegazioni”, cioè con lo stesso numero di “delegati” la Chiesa Ceca e la Chiesa Romena, per esempio? O anche: la Chiesa Russa e la Chiesa di Costantinopoli? Quali fedeli rappresentano gli uni e quali fedeli rappresentano gli altri? Recentemente, il patriarcato di Costantinopoli ha designato un gran numero di vescovi e di metropoliti, soprattutto titolari e fittizi. Sono probabilmente dei preparativi per garantirsi con il gran numero di titolari la maggioranza dei voti al futuro “Concilio ecumenico” per le ambizioni neo-papiste del patriarcato di Costantinopoli. D’altra parte, le Chiese zelanti nella loro missione apostolica, come tale la Metropoli Americana, la Chiesa Russa Fuori-frontiera, la Chiesa Giapponese e altre, non avranno un solo rappresentante!

È questo lo spirito ecumenico dell’Ortodossia, e cosa sarà questo Concilio ecumenico della Chiesa Ortodossa di Cristo? Già nel corso di questa conferenza di Ginevra, il metropolita Ignazio di Laodicea, rappresentando il patriarcato di Antiochia, ha constatato con dolore: «Avverto una preoccupazione, poiché si minaccia l’esperienza ecumenica (...) che costituisce il fondamento della Chiesa Ortodossa».

Tuttavia, Costantinopoli ed alcuni altri hanno premura di convocare tale Concilio, ed è soprattutto sul loro incitamento e sulla loro insistenza che questa “Prima Conferenza pre-conciliare” di Ginevra decide: che il “Concilio sia convocato al più presto possibile”, che sia “di breve durata” e “che prenda in considerazione un numero limitato di argomenti”. I dieci temi votati sono allora citati. I primi quattro di questi temi sono: la diaspora, la questione dell’autocefalia ed il modo di proclamarla, l’autonomia e la sua proclamazione, e i dittici, cioè l’ordine nelle Chiese Ortodosse. Ai sensi dell’unità evangelica, occorre rilevare che la condotta del metropolita Meliton che presiedeva questa “Conferenza preconciliare” è stata despotica e non ecumenica. Questo emerge da ogni pagina degli Atti pubblicati di questa Conferenza. Vi è detto chiaramente ed in modo perentorio: «Questo santo e grande Concilio della Chiesa Ortodossa non deve essere considerato come l’unico concilio che escluderebbe la convocazione di altri santi e grandi Concili» (Atti, pp 18, 20, 50, 55, 60). Su tutto ciò ed a causa di tutto ciò, una coscienza che veglia sull’Evangelo si pone una domanda incandescente: cosa vogliamo, infatti, con questo Concilio convocato di fretta e così “messo in scena”?

Venerabili Padri! Non posso liberarmi dall’impressione e dalla convinzione che tutto ciò mostra il solo ed unico desiderio del patriarcato di Costantinopoli: con una tale concezione e una tale condotta di fare in modo che esso s’imponga oggi alle Chiese Ortodosse e in generale al mondo ortodosso ed a tutta la diaspora ortodossa, e che sancisca la sua sovranità neo-papista con un “Concilio ecumenico”. È per questo motivo, che fra i dieci argomenti scelti per il Concilio, i primi quattro sono precisamente quelli che rivelano il desiderio di Costantinopoli di sottoporre alla sua sovranità tutta la Diaspora ortodossa – e questo vuol dire il mondo intero – e di riservarsi il diritto esclusivo di accordare l’autocefalia e l’autonomia a tutte le Chiese ortodosse del mondo in generale, che concede loro allo stesso tempo l’ordine e il rango della loro scelta (sta proprio tutta qui la questione dei Dittici, che non significa soltanto “l’ordine di citazione nel corso della liturgia”, ma anche l’ordine delle Chiese nei Concili, ecc.).

I destini della Chiesa non sono più e non possono più essere nelle mani di un imperatore e di un patriarca di Bisanzio, né in quelle di un qualunque potente di questo mondo, neppure tra le mani di una “pentarchia” o di una “autocefalia” rigidamente intesa. Con la volontà di Dio, la Chiesa si è ramificata in un grande numero di Chiese di Dio locali, con milioni di fedeli e sono numerosi coloro che, ai giorni d’oggi, hanno sigillato con il loro sangue la loro appartenenza apostolica e la loro fedeltà all’Agnello. All’orizzonte prende forma la nascita di nuove chiese locali, che nessuna “super-Chiesa” di tipo papale può privare della loro libertà nel Signore (canone VIII, 3° Concilio ecumenico) poiché sarebbe un attacco contro l’essenza stessa della Chiesa. Senza tutte queste Chiese locali, non si può pensare di risolvere qualunque problema ecclesiastico che abbia una rilevanza ecumenica, ed ancor meno i problemi che le riguardano direttamente, cioè i problemi della Diaspora. La lotta secolare dell’Ortodossia contro l’assolutismo Romano è stata una lotta per questa libertà della Chiesa locale in quanto cattolica ed ecumenica, totale ed universale. Prenderemo oggi la via della Roma decaduta o quella di una “seconda” o “terza” Roma? Costantinopoli che, nel corso dei secoli scorsi, nella persona dei suoi santi e grandi gerarchi, del suo clero e del suo popolo, si è opposta energicamente alla tutela ed all’assolutismo del papa di Roma, oggi vuole ignorare le tradizioni ecumeniche dell’Ortodossia, e sostituirle con dei “surrogati” neopapisti della “seconda”, della “terza” o di non so quale Roma?

Venerabili Padri, tutti noi, Ortodossi, consideriamo e comprendiamo l’importanza ed il significato della Diaspora ortodossa per l’insieme della Chiesa Ortodossa e per ciascuna delle Chiese Ortodosse, in particolare. La questione può essere risolta come lo vuole Costantinopoli, senza consultare e senza fare partecipare il popolo dei credenti ortodossi, la gerarchia, i pastori ed i teologi di questa stessa Diaspora che aumenta di giorno in giorno? Non c’è dubbio che il problema della Diaspora ortodossa costituisce per la Chiesa una questione eccezionalmente importante, una questione che per la prima volta nella storia risale alla superficie con una forza ed un’intensità tale, che sarebbe realmente indispensabile convocare sull’argomento un concilio propriamente ecumenico, convocare tutti i vescovi, ma realmente tutti i vescovi di tutte le Chiese Ortodosse. La seconda questione che, secondo la nostra sensazione ed il nostro parere, potrebbe e dovrebbe discutere oggi un Concilio veramente ecumenico della Chiesa Ortodossa, è il problema dell’ecumenismo. Sarebbe infatti un problema ecclesiologico, cioè il problema della Chiesa in quanto Corpo – solo ed unico Corpo del Dio incarnato – che è messo in dubbio dal sincretismo ecumenico. Ciò è anche in relazione con il problema dell’Uomo al quale il nichilismo delle ideologie contemporanee – e particolarmente delle ideologie atee – scava una tomba senza salvezza. Questi due problemi non possono essere risolti equamente e conformemente all’Ortodossia che con l’aiuto dell’insegnamento ispirato da Dio, al modo dei veri concili ecumenici del passato. Lascio per il momento da parte la questione, per non sovraccaricare la mia presente supplica con un nuovo problema e non prolungarla maggiormente.

Tuttavia, benché il problema della Diaspora sia molto importante e molto penoso per l’attualità ortodossa, esistono le condizioni per dare al Concilio una soluzione giusta, ortodossa e conforme agli insegnamenti dei Padri della Chiesa? Tutte le Chiese Ortodosse sono in grado di essere rappresentate e di essere realmente presenti – liberamente e senza alcun impedimento – al Concilio ecumenico?

I rappresentanti di alcune Chiese, in particolare di quelle che si trovano sotto la dominazione di regimi che combattono Dio, sono realmente libere di definire e difendere le posizioni ortodosse? Una Chiesa che rinuncia ai suoi martiri può essere testimone fedele della Croce del Golgota e può essere la portavoce dello spirito e della conoscenza ecumenica della Chiesa di Cristo? Prima che abbia luogo il Concilio, occorre chiedere se la coscienza di milioni di neomartiri lavati dal sangue dell’Agnello potrà esprimersi. La realtà storica ne è testimone: ogni volta che la Chiesa era sulla croce, ciascuno dei suoi membri era chiamato a testimoniare la Verità e non a discutere su problemi immaginari o cercare soluzioni false ai problemi reali “pescando in acque torbide”, al fine di realizzare alcune ambizioni. Non occorrerebbe riflettere su questo fatto: finché la Chiesa era perseguitata, non ci fu un concilio ecumenico, ciò non vuole dire che la Chiesa di Dio non agisse e vivesse in modo ecumenico. Fu anche il suo periodo più fertile e di più ricco raccolto. Più tardi, quando ebbe luogo il Primo Concilio ecumenico, allora si riunirono i martiri ed i vescovi, mostrando le loro ferite e le loro cicatrici, provati dal fuoco del martirio, e poterono testimoniare liberamente il Cristo – il loro Signore ed il loro Dio. Il loro spirito soffierà questa volta, in altre parole, tali vescovi contemporanei potranno avere la parola al Concilio previsto, perché il Concilio rifletta realmente nel Santo Spirito e parli e decida in Dio, o la parola apparterrà a quelli che non sono liberi dalle forze di questo mondo e di questo secolo? Prendiamo ad esempio un gruppo di vescovi della Chiesa Russa Fuori-frontiera che, nonostante tutte le loro debolezze umane, portano su di loro le ferite del loro Signore e le ferite della Chiesa Russa che si nasconde nel silenzio dinanzi alle persecuzioni uguali a quelle di Diocleziano: sono a priori esclusi da qualsiasi partecipazione al Concilio da parte di Mosca e da parte di Costantinopoli e, pertanto, sono condannati al silenzio. O i vescovi di Russia e di altri paesi ufficialmente atei, non soltanto non potranno partecipare liberamente al Concilio, non potranno prendere la parola né decidere liberamente, ma alcuni non potranno neppure venire al Concilio. E non parliamo delle possibilità che loro stessi e le loro Chiese hanno di prepararsi adeguatamente ad un evento così grande ed anche importante. Ciò indica chiaramente che a questo Concilio la coscienza martirizzata della Chiesa sarà interdetta di parola, che la presenza della sua entità ecclesiastica sarà vietata, come è stata vietata la presenza di un portavoce e di un testimone eccezionale in occasione dell’Assemblea di Nairobi (penso a Soljenitsyne).

Nel momento in cui il Signore Gesù Cristo e la Fede in Lui sono crocifissi su una croce più terribile che tutte le precedenti, lasciamo da parte la questione intesa ad accertare fino a quale punto è normale e morale che i suoi discepoli cerchino di stabilire chi sarà il primo fra loro; nel momento in cui Satana brama non soltanto il corpo, ma anche il cuore dell’uomo e del mondo, dove l’uomo è minacciato dall’autodistruzione che i discepoli del Cristo si preoccupano degli stessi problemi, e ciò nello stesso modo delle ideologie anticristiane contemporanee, di coloro che vendono il Pane di Vita per un piatto di lenticchie?

Tenuto conto dei fatti di cui sopra e penosamente cosciente di questi fatti e della situazione della Chiesa Ortodossa contemporanea e dello stato del mondo in generale – che non si è sostanzialmente modificato da quando ho indirizzato la mia Supplica precedente al Santo Sinodo (nel maggio del 1971), la mia coscienza mi ordina di indirizzarmi ancora una volta a voi, di presentarvi questa supplica per esporre la mia preoccupazione filiale al Santo Sinodo della Chiesa Serba martire: Che la nostra Chiesa Serba si astenga dal partecipare ai preparativi per il cosiddetto “Concilio ecumenico”, e soprattutto che essa si astenga dal parteciparvi. Poiché, se un tale concilio avesse luogo – che Dio non voglia! – non possiamo che attendere lo scisma e l’eresia e la perdita di innumerevoli anime.

Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana
maggio 2009

 

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